Nel 1917 il senatore statunitense Hiram Johnson pronunciò la frase divenuta emblematica e che qualcuno ha tentato di nobilitare azzardandole una paternità eschiliana:
“In guerra la prima vittima è la verità”
È cinicamente ma ovviamente logico che in guerra, laddove non sia possibile inventare una “verità” a uso e consumo della propria parte, la realtà dei fatti venga addomesticata con un’interpretazione assolutamente tendenziosa e volta a sostenere il proprio sforzo bellico.
Nulla di strano allora se anche questa volta, di fronte all’aggressione israelo-statunitense all’Iran si assista ad un’informazione a “reti unificate” che assume come “verità” oggettive le veline dei comandi militari e politici degli aggressori.
Certo lo sfanculamento definitivo della foglia di fico del cosiddetto diritto internazionale – che per quasi ottant’anni ha mascherato dietro una legalità pro domo propria gli interessi dei potenti che mai hanno cessato di essere tutelati a costo di guerre, massacri e soprusi di ogni genere nei confronti dei malcapitati deboli – ha creato più di un problema ai suonatori posti di fronte ad uno spartito inconsueto e che hanno rischiato di scivolare verso una sorta di poco comprensibile dodecafonia, ancorata comunque alle consuete fonti di “verità”.
Dall’altra parte i tardo terzomondisti, quelli che santificano a prescindere gli antagonisti all’imperialismo americano e al sionismo, quelli che santificano l’aspirante zar di tutte le Russie amico e finanziatore dell’ultra destra globale ed ogni fondamentalismo purché opposto a quello del mercato (e che si fotta chi ne subisce il tallone!) assumono per oro colato le veline dei Pasdaran e, in mancanza di meglio le più improbabili e fantasiose news che invadono la rete con una recrudescenza di deficienza materiale piuttosto che di intelligenza artificiale. Andiamo da un Israele praticamente distrutto con la possibile liquidazione dello stesso Netanyahu, a degli aggressori al limite della resa che invocano il cessate il fuoco, all’esaurimento dell’arsenale militare a disposizione degli aggressori … evidentemente, più che la terra è qualche cervello che è piatto.
Senza pretendere di dare l’interpretazione autentica della situazione, ma utilizzando solo un cinico ed ignominioso buonsenso, facciamo un esercizio di realtà.
Allo stato l’Iran ha solo la possibilità di resistere il più a lungo possibile ad un aggressore infinitamente più forte, attrezzato ed armato. Con il passare dei giorni gli attacchi israelo- americani arriveranno a cancellare totalmente le capacità missilistiche iraniane assumendo il controllo totale dei cieli. Questo non impedirà comunque agli iraniani di colpire i nemici attraverso l’impiego di droni che non hanno bisogno di basi di lancio e di mettere in difficoltà soprattutto gli USA. Infatti i droni non saranno rivolti contro un Israele troppo lontano (dovrebbero sorvolare tutta la Giordania) e tanto meno contro Turchia e Cipro, ma contro i paesi del Golfo e le basi americane e soprattutto contro chi dovesse tentare di forzare il blocco dello stresso di Hormuz divenendo una sorta di bersaglio da tirassegno dalla costa (tant’è che nessuna petroliera si è sognata di accettare l’offerta di scorta americana).
Nella sostanza l’Iran punta a mettere in difficoltà l’anello debole degli aggressori, quegli USA trascinati in questa avventura dal pedofilo supremo al guinzaglio del genocidario, contro la volontà del popolo, del congresso e degli stessi vertici militari, generando una crisi energetica e finanziaria che già si mostra nella sua crudezza.
L’unica reale alternativa a questo scenario sarebbe un’avventura di terra che, se rientra nei desiderata sionisti, non sembra sostenibile sul versante a stelle e strisce con una contrarietà estesa agli stessi MAGA sempre meno disponibili ad assecondare le follie dell’unto dal signore.
Tutto sta nel vedere chi tra Trump e Netanyahu dovrà cedere, ma nel frattempo è evidente come i bombardamenti si faranno sempre più intensi ed indiscriminati nel rabbioso e pressoché inutile tentativo di piegare la resistenza del regime, producendo distruzione, dolore e morte in quella popolazione le cui condizioni non interessano a nessuna delle parti in causa.
In sostanza chi nelle strade di Teheran ha esultato o pianto per la morte di Ali Khamenei pagherà indifferentemente sulla propria pelle la follia criminale dei signori della guerra.
Come sempre non esistono guerre giuste e anche questa volta, come sempre, la parte con cui stare è quella delle vittime e non importa quale sia la bandiera del carnefice.

