Tu Il congresso si è tenuto dall’1 al 4 ottobre a Getafe, ad una ventina di chilometri da Madrid in direzione di Toledo. Erano accreditate 173 delegazioni (tra sindacati di categoria, strutture territoriali, ecc.) per un totale di voti / delegati pari a 1.314.
La commissione per l’accreditamento nella giornata di giovedì 1 ottobre aveva negato l’accredito ad alcune delegazioni (per 40 – 50 voti / delegati) per irregolarità riscontrate (tipo mancato versamento delle quote sindacali e simili) e questo è stato l’elemento scatenante di contestazioni, con le delegazioni escluse che richiedevano in maniera estremamente sonora di essere ammesse al congresso, sostenute rumorosamente da una parte consistente dei delegati.
Mentre il tavolo alla presidenza del congresso – unico organo della confederazione al momento esistente in quanto il gruppo dirigente uscente era decaduto con l’inizio del congresso – sosteneva la correttezza e la legittimità delle decisioni della commissione agli accrediti, i contestatori sostenevano che l’esclusione di quei delegati fosse una manovra autoritaria del gruppo dirigente uscente finalizzata ad assicurarsi la maggioranza nelle votazioni congressuali.
Tecnicamente lo scontro era attorno all’interpretazione di un articolo dello statuto che prevede come la commissione per l’accreditamento sia chiamata a verificare la documentazione delle delegazioni, ma non prevede espressamente che la stessa commissione abbia il potere di escludere qualcuno sulla base di quella valutazione.
Mentre tavolo di presidenza e parte dei delegati sosteneva come questo potere fosse ovvio e sottinteso, altrimenti la valutazione della commissione non avrebbe avuto alcun senso, i contestatori ovviamente la pensavano diversamente.
Questo scontro ha provocato di fatto il blocco del congresso – a parte gli interventi e saluti delle organizzazioni straniere invitate che i contestatori hanno ascoltato con rispettoso silenzio e con applausi – sino alla domenica, ovvero all’ultimo giorno previsto del congresso, quando le votazioni si sono susseguite nella più assoluta calma e tranquillità.
Nonostante che i livelli sonori della contestazione fossero tali da costringere anche noi ad abbandonare la sala, il tutto è avvenuto nella più assoluta tranquillità senza che mai la cosa degenerasse in un qualunque scontro fisico.
Comunque, in assenza di interventi e di dibattito assembleare, personalmente ho avuto modo di parlare con moltissimi delegati di entrambi gli schieramenti raccogliendo un’interpretazione dei fatti assolutamente unanime.
Nello scontro non vi erano ragioni di linea sindacale e politica, ovvero non vi era alcuna divaricazione tra le parti e la questione era legata ad una contrapposizione tra gruppi dirigenti già manifestatasi al precedente congresso di Saragozza in cui l’attuale gruppo dirigente era prevalso sul precedente e storico grazie ad una piccola maggioranza di voti e quella parte sconfitta ora riteneva che questo gruppo dirigente fosse sostanzialmente inadeguato al proprio ruolo sottolineando errori che peraltro l’altra parte non negava affatto.
Benché l’intensità sonora dello scontro fosse inconcepibile per chi, come noi, era abituato a ben altre situazioni, i fatti hanno dimostrato come nessuno abbia pensato ad una rottura dell’organizzazione e la tranquillità della conclusione del congresso mi è stata spiegata con il fatto che il risultato delle votazioni avrebbe dimostrato che le accuse dei contestatori fossero fondate.
In effetti il gruppo dirigente uscente è stato confermato con uno scarto di voti di qualche decina e nel conteggio delle delegazione avrebbero prevalso i contestatori (le delegazioni più numerose hanno votato per i responsabili dei dipartimenti uscenti determinandone il successo).
Dall’esterno il tutto potrebbe sembrare un mero scontro di potere, ma la cosa non ha molto senso in quanto le strutture della CGT sono e rimangono autonome e libere a prescindere da chi sia il responsabile di questo o quel dipartimento e di chi sia il segretario generale della confederazione.
Nella sostanza la presenza a questo congresso è stata un’esperienza spaesante ma che ha mostrato come in un’organizzazione libertaria si possa arrivare anche a contrapposizioni durissime senza perdere il senso profondo del proprio essere.
Ovviamente tutti i compagni sono consapevoli di come la questione non sia chiusa e come il prossimo quadriennio – sino al prossimo congresso – sarà “movimentato”, ma il sorriso che indistintamente ha segnato sempre il volto di tutti i delegati è un segnale che fornisce fiducia sul futuro della CGT.
Il congresso è stato comunque una formidabile occasione per incontrare e conoscere organizzazioni sindacali libertarie europee e sudamericane.
Erano presenti la SAC svedese, liIP Inicjatywa Pracownicza Polacca, la FAU tedesca, la Roncinante greca, la CNT-SO Francese, La FAS Federazione Anarchica di Santiago del Cile, Cile, la CSP-CONLUTAS brasiliana, la Solidaires francese, la FINTRANS messicana, la Red Sindacal Intrnacional de Solidariedad y del Luchas RDTSL e, oltre all’USI, la CUB italinana.
L’incontro ufficiale delle delegazioni, presente il Segretario Generale della CGT, tenutosi nel pomeriggio di sabato 3 ottobre, è stato contrassegnato dalla volontà e disponibilità di tutti a creare e consolidare i contatti reciproci anche se le condizioni non erano tali da poter approfondire proposte ed eventuali percorsi. Solo per una annotazione a margine, l’unico richiamo ai coordinamenti esistenti è stato alla coordinazione rosso/nera da parte della compagna polacca che però non mi risulta abbia mai partecipate alle riunioni della coordinazione.
L’interlocuzione è stata comunque molto positiva tra colazioni, pranzi e cene lasciando ben sperare per la creazione di relazioni stabili e proficue.
Insomma, alla fine questa partecipazione al XX Congresso della CGT è stata un’esperienza istruttiva e positiva. Allo stesso tempo ritengo che la nostra presenza sia stata molto importante in funzione del ruolo – per quanto piccolo – che come organizzazione possiamo svolgere nella costruzione di una risposta sindacale libertaria a livello globale di fronte alle sfide disperanti della contemporaneità.

