Porto il saluto dell’USI Unione Sindacale Italiana alle lavoratrici ed ai lavoratori della Confederazione Generale del Lavoro di Spagna riuniti in questo congresso.
La condizione sociale e politica che l’intero pianeta sta attraversando è particolarmente grave e drammatica. La crisi strutturale del sistema industriale ad alta capacità di mercato, determinata dal superamento dei limiti fisici e sociali del pianeta, ha cancellato progressivamente la possibilità di quella redistribuzione che nella fase espansiva consentiva di avere il consenso di gran parte della popolazione del nord del mondo nell’illusoria prospettiva di poter accedere al cosiddetto benessere, in realtà inteso come accumulo di cose e servizi a prescindere dalla loro effettiva necessità.
Nella realtà la redistribuzione dal salario al profitto, la progressiva mercificazione dei servizi, a cominciare da quelli essenziali, ha reso impossibile assicurare al potere di garantirsi un effettivo consenso democratico ed il potere è ricorso ai ripari.
Questa è la causa della costruzione artificiale del nemico su cui la popolazione è spinta a scaricare il proprio disagio e la propria frustrazione.
Il migrante, lo straniero, cioè l’anello più debole della catena sociale è, come sempre è avvenuto, il bersaglio perfetto ed in tutta Europa e non solo, basta ricordare cosa avviene oltre oceano, la propaganda è concentrata su questo, convogliando il disagio della massa verso questo nemico costruito ad arte e generando il consenso verso politiche poliziesche che in realtà vogliono cancellare gli spazi di alterità e di contestazione.
Per il potere capitalistico attuale la stessa democrazia borghese è un inutile arnese del passato che deve essere superato per quel sistema autoritario che viene definito autocratico e che è quello che caratterizza i nuovi signori e padroni della Silicon Valley.
Questo è quello che sta avvenendo ed il ritorno della guerra come strumento praticamente unico di risoluzione dei conflitti ne è la manifestazione più drammatica ed attuale.
La situazione è grave e drammatica, ma nella società reale si manifestano degli anticorpi efficaci che ci danno speranza.
In Italia, con un governo reazionario e totalmente asservito agli interessi dell’America di Trump ed invischiato negli affari con Israele abbiamo assistito e partecipato ad una mobilitazione straordinaria a difesa del popolo palestinese e contro il genocidio sionista. Con i portuali che hanno bloccato le navi destinate ad Israele e centinaia di migliaia, in totale certamente ben oltre il milione, di giovani, anziani, persone comuni che, tra la sorpresa di tutti, sono scesi in piazza dietro le bandiere di nessuno, pur continuando a schifare la cosiddetta opposizione di palazzo.
In questo quadro riteniamo che il ruolo ed il compito di qualuque organizzazione libertaria sia quello di favorire e sostenere questi sentimenti e le mobilitazioni, non per porsene a capo ma, come parte del movimento, per apportare le nostre idee e la nostra visione delle cose.
Con questo spirito e con questo obiettivo riteniamo che le organizzazioni sindacali libertarie, qualunque siano le loro forme organizzative e la loro declinazione dell’essere libertario, abbiano il compito storico e sociale di avere la generosità di accettare le differenze degli altri, anzi di considerarle una possibilità di crescita comune e di coordinarsi in un luogo comune in cui mettere assieme proposte, idee, campagne e mobilitazioni che abbiano la pretesa di non rimanere episodi locali ma che possano incidere nella realtà.
Siamo consapevoli delle innumerevoli diatribe che nel passato hanno ripetutamente diviso i libertari, ma il presente richiede una buona dose di buonsenso.
Noi, per quel poco che conta, ci siamo.
Compagne e compagni, buon lavoro e sempre avanti!

