Le notizie che abbiamo a disposizione su quanto stia effettivamente avvenendo in Iran devono necessariamente essere prese con il necessario beneficio di inventario.
La propaganda di guerra che ci assale a reti unificate, assegnando le parti dei buoni e dei cattivi sulla base degli interessi e delle strategie del potere, ovviamente deforma la realtà perseguendo i propri desiderata. Come del resto buona parte di chi si oppone non fa che assumere una narrazione altrettanto aprioristica e specularmente contraria.
Diciamo preliminarmente quella che dovrebbe essere un’ovvietà.
Il nemico del nostro nemico non dovrebbe divenire per questo necessariamente un nostro amico.
La teocrazia sciita, con la sua polizia morale ed il suo integralismo non diverrà mai amica di chi si batte per la libertà e la giustizia sociale sempre e comunque ed il fatto che sia geo-politicamente in scontro con l’imperialismo tecno-nazista statunitense e l’altra teocrazia genocidaria israeliana non la rende né strategicamente e né tatticamente un interlocutore, ma resta sempre e solo un avversario da abbattere.
Ovviamente tecno-nazisti e genocidari contano di approfittare della situazione e, dopo aver fatto strame dei popoli sotto il loro giogo, pretendono di assumere il non richiesto ruolo di difensori di quel popolo, pronti a rinnovare l’aggressione a suon di bombe ed arrivando a riesumare un pretendente al trono dei Re dei Re che in Iran nessuno si in…la.
Del resto la narrazione uguale e contraria di chi bolla la rivolta in quel paese come suscitata dagli agenti provatori del Mossad e determinata da una crisi economica provocata dalle sanzioni occidentali è altrettanto strumentale.
È abbastanza certo che la rivolta si sia propagata a partire dalle regioni più isolate e non dalle grandi città, coinvolgendo un numero impressionante di iraniani. Cosa questa che rende risibile l’idea di una sua eterodirezione, peraltro nelle mani di quanti agenti provocatori? Il carattere “colorato” di questa invocata rivoluzione, cominciata sì pacificamente dalle periferie ma finita a ferro e fuoco con gli AK-47 lascia molte domande aperte.
A fronte di un regime change gradito e spalleggiato dal presunto mondo avanzato e progressista dove devono vincere le trumpiane logiche del grande capitale non è scontato assistere ad un altrettanti momenti emancipativi.
Poi, certo, la rivolta è dettata dalla fame. Ma perché, da cosa sono sempre partite le rivolte, le rivoluzioni nella storia dell’umanità?
L’iraniano è un grande popolo con una grande cultura che non ha nulla a che spartire con la cosiddetta cultura occidentale e dal poco che se ne conosce l’idea di liberazione e di libertà che lo anima – a partire dalle sue donne – è qualcosa di completamente diverso ed autonomo rispetto a quanto è suggerito dall’immaginario collettivo che ci pervade.
Allora in questa situazione l’unica parte dalla quale stare è quella del popolo iraniano in rivolta contro il sanguinario regime teocratico degli ayatollah e contro gli sciacalli imperialisti e sionisti che della rivolta vorrebbero approfittare per sostituire al gioco sciita la dittatura del mercato capitalista.
Ora e sempre, in ogni caso ed ovunque, con i popoli in rivolta per la libertà e la giustizia sociale.
UNIONE SINDACALE ITALIANA

