Chi è l’amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., la società che avrebbe come scopo la costruzione del ponte sullo stretto?
Tranquilli, non è un ingegnere, è il dottore in economia e commercio Pietro Ciucci, già per più mandati Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Anas ed amministratore delegato sino alla messa in liquidazione della Stretto di Messina S.p.A. Peraltro ricoprendo contemporaneamente le due cariche dal luglio 2006 sino al maggio 2013.
Ma quali sarebbero i titoli di merito del dottor Ciucci perché gli venga affidata la realizzazione di un’opera i cui stessi sostenitori esaltano come straordinaria?
Quali competenze può vantare nella progettazione e realizzazione di qualcosa di almeno vagamente analogo all’improbo lavoro che si trova di fronte?
Possiamo ben dire come al dottor Ciucci possa essere riconosciuto in effetti un vero e proprio record mondiale. Il 30 dicembre del 2014, quando era da oltre dieci anni Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Anas, il viadotto Scacciavacche nel territorio di Mezzojuso sulla Palermo-Agrigento è crollato dopo essere stato inaugurato in pompa magna solo il 24 dicembre di quello stesso 2014, ovvero sei giorni prima.
Chi mai al mondo potrebbe vantare una così breve e clamorosa esistenza di un qualunque manufatto in ferro e cemento?
Sfortuna, si potrebbe pensare. Un gioco crudele di un destino cinico e baro.
Ma secondo le indagini della Procura le cose non andarono affatto così. Il crollo fu determinato dal cedimento di una spalla su cui poggiava la struttura in cui era evidente ed ignorata una falda acquifera ad una profondità di soli tre metri, ovvero l’opera era stata realizzata su un terreno assolutamente instabile che le indagini preliminari non avrebbero potuto non accertare. Quell’opera era stata inaugurata in tutta fretta senza alcun collaudo, anzi, senza che la commissione di collaudo avesse mai fatto alcun sopralluogo. L’inaugurazione dell’opera era avvenuta con tre mesi di anticipo sui tempi previsti in modo da incassare i “premi” previsti al verificarsi di quella circostanza.
Era sulla base a quanto emerso dalle indagini che la Procura di Palermo aveva chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio, tra gli altri, del dottor Ciucci per concorso in concussione, induzione a dare o promettere utilità, attentato alla sicurezza dei trasporti e falso con una richiesta di pena sino a quattro anni.
Ma nel gennaio 2025 la terza sezione penale del Tribunale di Palermo assolveva il dottor Ciucci per non aver commesso il fatto.
Tutto a posto allora?
Non esattamente, il dottor Ciucci è stato assolto per il solo capo d’accusa di induzione a dare o promettere utilità, mentre per tutte le altre accuse il tempo perso – dieci anni! – per decidere il tribunale competente tra Palermo, Termini Imerese e Roma ha fatto sì che siano cadute in prescrizione finendo per attribuire allo “Spirito Santo” la responsabilità di quanto avvenuto.
Sinceramente di quello che avviene o non avviene nei tribunali ce ne cale un po’ meno di niente ma ci appare evidente come quantomeno questa storia dimostrerebbe come il dottor Ciucci (cognomen/nomen) sembrerebbe la persona meno indicata per assolvere positivamente ad un incarico così oneroso e complesso.
Sempre che qualcuno scommetta realmente sulla costruzione del ponte di Messina.
Certamente non lo fa il Consorzio Eurolink che raggruppa le società che dovrebbero realizzare concretamente l’opera.
Infatti nel mezzo di agosto Consorzio e Stretto di Messina S.p.A. senza attendere la pubblicazione del parere del Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) e quando manca ancora la valutazione della Corte dei Conti si sono affrettati a sottoscrivere l’atto aggiuntivo al contratto con cui si stabiliscono le reciproche penali. Ovvero quanto dovrebbe pagare il consorzio in caso di ritardi nell’avanzamento dei lavori e quanto al contrario dovrebbe sborsare la stazione appaltante, ovvero Pantalone, nel caso in cui la costruzione dell’opera fosse interrotta.
L’esperienza ci insegna che fine facciano le penali legate ai ritardi dei lavori, di norma trasformate in revisione dei prezzi, varianti in corso d’opera e maggiori costi per Pantalone a fronte dell’aumento del fatturato delle imprese. Mentre per quanto riguarda le garanzie concesse al consorzio, in pratica, in caso di blocco dei lavori per responsabilità di Stretto di Messina ovvero nel caso di recesso da parte della società, la misura della penale che sarebbe applicata è pari al 5% dei lavori non eseguiti fino ad un massimo dei quattro quinti del valore del contratto. Ovvero se il ponte alla fine non si farà il consorzio incasserebbe comunque qualcosa come 650 milioni di euro.
Se come è probabile il tutto si risolverà con la sola realizzazione dei giganteschi e mostruosi cubi di cemento di base delle torri, sufficienti a devastare e deturpare le due sponde dello stretto (il resto ha la medesima credibilità progettuale di un’opera dell’ingegner Cane), i costruttori si saranno assicurati un utile netto, senza lavoro e senza affanni, di centinaia di milioni.
Fantasia malata?
Niente affatto. Questo è quanto già avvenuto nel 2013 quando il governo Monti dovette bloccare il progetto della Stretto di Messina S.p.A. che con il precedente governo Berlusconi aveva sottoscritto con l’allora Impregilo, vecchio nome della Webuild S.p.A. a capo dell’attuale consorzio, un addendum al contratto analogo all’attuale, il cui contenzioso è ancora aperto.
Insomma, gli attori sono in pratica gli stessi, al vertice della società vi è sempre l’immarcescibile dott. Ciucci, le aziende coinvolte sono di fatto le stesse ed al governo ci sono quelli che erano ministri nel governo che aveva causato il pateracchio di allora. Come se non fosse successo nulla, come non esistesse il vecchio contenzioso, si gustano la merenda da ottimi compari banchettando sulle spoglie di quel che resta del Bel Paese.
Naturalmente chi si oppone ha tutto questo, grazie alle ultime leggi fascistissime, è meritevole di marcire in galera.

