Oggi, 22 settembre, la giornata di mobilitazione contro il genocidio perpetrato dai nazi-sionisti e dai loro soci in affari MAGA ha dimostrato, con la grande e combattiva partecipazione di persone di ogni età e condizione, quale sia la distanza tra i tanti – tantissimi – che avvertono il bisogno morale di ribellarsi al genocidio in diretta del popolo palestinese e ad una politica e delle istituzioni succubi e spesso apertamente complici dei signori della guerra e dei criminali, non di guerra, ma contro l’umanità.
I benpensanti che continuano a mostrare la loro cinica indifferenza contro le decine e decine di migliaia di morti ammazzati con le bombe, i proiettili, la fame e la sete dai terroristi in regolare divisa militare che procedono, sul modello dei loro antesignani ariani di pura razza nordica, nell’opera di cancellazione di un intero popolo, peraltro semita, dalla sua terra, si affrettano a rilevare qualche episodio di “eccessiva” esuberanza e soprattutto l’avvenuto blocco di porti, stazioni, strade che, a loro dire, crea difficoltà logistiche alla vita dei bravi cittadini concentrati sui casi e gli affari propri.
Signori politici, signori che riducete il giornalismo alla parafrasi delle veline di regime, mangiafuoco, saltimbanchi e ballerine impudentemente assurti ad opinionisti, chi scende in piazza e frappone il proprio corpo disarmato alle leggi fascistissime varate da questo governo ed imposte con la forza di quella che è tornata ad essere l’antica sbirraglia, non lo fa per ricevere un attestato di buone maniere. Lo fa per porre il problema, per affermare qui ed ora che le cose devono cambiare e che “benché si credano assolti, sono tutti coinvolti”.
Un 22 settembre che ha visto in primo luogo la straordinaria mobilitazione di quelle giovani generazioni che, a dispetto dei soloni di ogni tempo, hanno dimostrato che la speranza per il futuro è viva e vegeta.
Questo grande momento di mobilitazione non deve andare disperso e deve rappresentare solo l’inizio di una lotta in grado di rovesciare il paradigma disperante in cui siamo stati confinati tutti, donne e uomini.
La straordinaria riuscita di questa giornata di lotta rappresenta una sonora sconfitta per chi non c’era e ha scelto di non esserci, a cominciare da quella Cgil di Landini che ha tentato di sabotarla con l’indegna proclamazione dello sciopericchio del 19 settembre. Ma anche di coloro che con le solite e squallide diatribe di bandiera hanno preferito guardarsi l’ombelico del proprio rachitico interesse restandosene a casa (o, peggio, non scioperando divenire crumiri).
L’USB, che proclamando senza preavvertire nessuno lo sciopero generale il 12 settembre e quindi impedendo ad altri di poterlo proclamare per lo stesso 22 il giorno 13 (servono 10 giorni di preavviso), ha furbescamente tentato di mettere il proprio cappello sulle manifestazioni escludendo tutte le altre organizzazioni sindacali. Vedendo le piazze, però, appare estremamente evidente come l’operazione non le sia pienamente riuscita e il solito nugolo di bandiere che contraddistingue le sue manifestazioni è finito per essere poca e sporadica cosa.
È un bene, perché questo movimento è cosa troppo importante per i giochetti di bottega di chiunque.
L’Unione Sindacale Italiana, pur consapevole delle miserie e dei giochetti posti in essere anche in questa circostanza, ha ritenuto – evidentemente a ragione – come la mobilitazione fosse troppo necessaria ed importante per innescare qualunque polemica ed ha aderito allo sciopero adoperandosi con tutti i propri mezzi per la sua riuscita.
Abbiamo parlato di giornata di mobilitazione e non di sciopero generale per una precisa ragione. Lo sciopero generale non consiste nel far sfilare in corteo il più alto numero possibile di persone al garrire di una marea di bandiere. Lo sciopero generale consiste nel fatto che un numero così alto di lavoratori scioperi in modo tale che le produzioni ed i servizi dell’intero paese si blocchino, creando un danno serio e significativo al profitto dei padroni e magari una salutare riduzione del PIL del Paese.
Non sappiamo quanti lavoratori abbiano effettivamente scioperato il 22 settembre, speriamo che sia stato un numero significativo al di sopra della percentuale dei livelli di albumina nel sangue. Ma siamo abbastanza convinti che, al di là dei sacrosanti disagi creati, in termini assoluti lo sciopero sia stato poca cosa.
Un vero sciopero generale servirebbe oggi più che mai. Ma per arrivare a realizzarlo è necessario un percorso inclusivo e di partecipazione che raccolga tutti e non escluda nessuno.
Per quel che vale, noi ci siamo.

