Nella prossima manovra il governo si prepara a riproporre la truffa dei silenzio/assenso per ritentare il furto della liquidazione, ovvero del TFR dei lavoratori, per foraggiare la speculazione finanziaria con i fondi pensione.
Nel 2007 l’operazione è clamorosamente fallita con solo poco più del 20% dei lavoratori che più che aderire ai fondi, non era stato posto nelle condizioni di scansare la trappola rappresentata dal vergognoso sistema per il quale si finiva nei fondi gestiti con la fattiva e remunerata complicità di CGIL, CISL e UIL a propria insaputa.
Nonostante che da allora ad ogni nuova assunzione il lavoratore, sempre di fatto a sua insaputa, abbia corso il medesimo rischio, i dati ci dicono che nel 2024 solo il 38.03% della forza lavoro è finita ad ingrossare il “parco buoi” di quelli che rappresentano uno degli strumenti più efficaci e pratici con cui la speculazione finanzia genera profitto, in primo luogo a spese degli stessi lavoratori utilizzandone i soldi.
Evidentemente un risultato molto, troppo al di sotto delle aspettative che giustifica la riproposizione della truffa e che dovrà richiedere un grande e capillare lavoro di informazione perché i lavoratori respingano questo nuovo assalto al loro salario.
Ma in questa strana estate 2025 l’ineffabile senatore legista Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’attuale governo Meloni, ha pensato bene di inventarsi apprendista stregone. Si è messo di fronte alla criminale distruzione dell’istituto della pensione – che secondo la costituzione dovrebbe assicurare benessere e vita dignitosa alle persone anziane – distruzione portata avanti dal tutti i governi di qualunque colore a partire dal governo Dini del 1995 che ha portato a casa la cosiddetta riforma che non era riuscita al precedente governo Berlusconi; distruzione che ha fatto sì che le prospettive attuali ed in costante peggioramento nel futuro sono tali per cui la stragrande maggioranza delle persone patiranno in vecchiaia, fame, freddo e disperazione. Di fronte a questa, che non è una mera previsione, ma un sostanziale dato di fatto, da bravo populista, non si è certo interrogato sulle logiche e sulle ragioni che hanno portato a questa situazione, ma ha pensato di aver trovato il colpo del genio:
“Prendiamo il TFR dei lavoratori, cioè soldi, salario differito del lavoratore e utilizziamolo per aumentare l’assegno di pensione!”
Costo per i datori di lavoro?
Zero.
Costo su un bilancio statale concentrato sulle spese militari?
Zero.
Basta mettere una carota davanti al muso del somaro e quello camminerà spingendo per tutti la carretta.
Possiamo dire che l’idea sembrerebbe geniale, criminale, ma geniale.
Peccato che a conti fatti la proposta si rivela aria fritta.
Facciamo due conti.
Il TFR, per chi ha avuto (ormai) la fortuna di un rapporto di lavoro continuativo e magari pluridecennale (che non l’ha avuta per TFR avrà di fatto un po’ di spiccioli o poco più) con un datore di lavoro che grosso modo abbia rispettato leggi, contratti e pagamenti (lo sappiamo sembra più fantasy che fantascienza, ma credeteci, qualcuno esiste), rappresenta una cosa importante ad un punto della vita, quando avere a disposizione una somma significativa rappresenta la possibilità di risolvere questioni personali e familiari significative. Rinunciare a questa irripetibile disponibilità economica dovrebbe essere ipotizzabile solo a fronte di qualcosa che garantisca una reale sicurezza per gli anni che restano da vivere alla persona.
E la genialata del senatore Durigon garantisce questo?
Diciamo che garantisce il contrario.
Con i dati 2025, diciamo che un signor TFR per un lavoratore dipendente con quaranta anni di anzianità a 64 anni può essere pari ad un lordo di 50.000 euro.
Ammettiamo che l’ineffabile senatore faccia applicare a questo TFR, non la prevista tassazione al 23% ma la medesima tassazione agevolata prevista per la liquidazione dei Fondi Pensione, ovvero il 15%. Questo comporta che l’effettiva somma, il monte da ripartire negli assegni mensili di pensione sia 42.500,00 euro.
Ma come si ripartisce questo monte sugli assegni mensili?
Lo si fa sulla base delle speranze di vita dell’individuo che per il 2025 sono di 81,4 anni per gli uomini e 85.5 anni per le donne.
Dal compimento del 64° anni di età (secondo la previsione di Durigon) per un uomo le speranze di vita sono di 225,8 mesi, mentre per una donna sono di 279 mesi (comprese le tredicesime di ogni anno)
Dividendo il monte del TFR per i mesi si ottiene l’integrazione lorda pari a 188,89 euro per un uomo e a 152,33 euro per una donna che netti diventano 145,44 euro per l’uomo e 117,19 euro per la donna.
Se al contrario facciamo il calcolo su un’ipotesi più realistica di un monte TFR lordo di 25.000,00 euro ed applichiamo l’aliquota minima prevista per la liquidazione dei Fondi Pensione del 9% avremo un monte TFR netto di 22.750,00 euro.
Rimanendo uguali le speranza di vita ed i relativi mesi si ottiene l’integrazione lorda pari a 101,11 euro per un uomo e a 81,54 euro per una donna che netti diventano 77,86 euro per l’uomo e 62,79 euro per la donna.
Insomma, siamo di fronte all’ennesima bufala elettoralistica degli sgangherati figuri al governo del Paese, magari lanciata per gettare un po’ di fumo per nascondere il programmato borseggio a favore dei Fondi.
Ma la questione della pensione è una cosa seria che si aggraverà a mano a mano che passa il tempo e le uniche reali soluzioni si fondano sullo smascheramento ed il ribaltamento del paradigma su cui sono state costruiti gli ultimi trent’anni di politiche previdenziali.
Severo Lutrario

