Se non fosse per le fanfare della propaganda governativa si dovrebbe considerare come dal cilindro dell’ineffabile ministro Giorgetti in materia di manovra finanziaria 2026 sarebbe uscito un miserabile topolino – sempre di fogna, ma comunque niente di più di un topolino.
Senza il benché minimo senso del pudore la Pulzella della Garbatella con i suoi seguaci e i suoi più o meno riottosi sodali strombazzano e straparlano del nulla accreditandosi la mirabolante concessione di qualche elemosina e qualche spicciolo (un caffè o poco più) che peraltro viene negato ai milioni di cittadini che con un lavoro o senza versano ufficialmente in povertà.
L’ungulato padano straparla di Robin Hood Tax facendo infuriare la Marina che gli scatena contro il già sospensorio del di lei padre a difesa dei banchieri, rei solo di aver fatto il loro mestiere di arricchire senza misura e senza precedenti i loro azionisti. Peccato che il presunto agguato teso nell’italica foresta di Sherwood non sia altro che un cortese invito fatto con il cappello in mano e facendo appello all’inesistente cuore di quei signori.
La millantata riduzione della pressione fiscale non è solo smentita dai dati e dai numeri, ma soprattutto è contraddetta dai fatti. Se ne è accorto persino Landini che torna a parlare del fiscal drag denunciando come dal 2022 al 2024 a lavoratori e pensionati sono stati sottratti con destrezza 25 miliardi di euro dalle tasche, tassando un aumento nominale delle retribuzioni che non ha consentito neanche lontanamente di compensare la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Insomma lavoratori e pensionati sono sempre più poveri ed in compenso pagano più tasse.
In barba alle promesse elettorati dei nostrani sovranisti, lavoratori, povertà, salute, scuola, pensioni e servizi sociali continueranno a sgretolarsi pronosticando un futuro disperante per chi non vive di rendita e profitto.
Tutto bene, dunque. E questa manovrina è stata accolta con sollievo e pure qualche apprezzamento dal parterre di giornalisti, opinionisti, economisti, mangiafuoco, ballerini e saltimbanchi che affollano a reti unificate la commedia tragica del cosiddetto buonsenso.
Certo, cambiano gli attori, ma con una diversa composizione del cast, magari impreziosito dalla partecipazione straordinaria di qualche tecnico, non si sarebbe potuto fare di meglio. Naturalmente il meglio per gli interessi di quel capitalismo finanziario che da decenni detta ed impone le proprie strategie sulla vita e sulla pelle delle persone.
Ma il diavolo, come è noto, si nasconde nei particolari.
Questa manovrina è una manovrina di guerra. Infatti i 25 miliardi sottratti con destrezza dalle tasche di lavoratori e pensionati e risarciti con un caffè saranno impiegati nelle “necessarie” spese militari rese possibili dal rientro anticipato dalla procedura di infrazione ottenuta grazie alla “morigeratezza” di una manovra che non si fa scrupolo di sottrarre risorse soprattutto a danno dei più fragili.
È evidente allora come anche tutto questo sia intimamente legato ed interconnesso ad un quadro politico ed economico generale il cui la guerra viene praticata senza nemmeno essere dichiarata sia con lo strumento delle armi e sia con gli strumenti della politica.

