
La Carta di Amiens (Charte d’Amiens) è una dichiarazione redatta dal sindacato francese Confèdèration Gènèrale du Travail, nel 1906. La CGT era stata fondata nel settembre di undici anni prima a Limoges, dalla confluenza della Fèdèration des borses du travail e dalla Fèdèration nationale des syndicats. Il nuovo organismo si era dato una forma confederale, una ‘federazione di federazioni’, all’interno della quale i sindacati territoriali rappresentano l’elemento portante. Dal 1900 la La Voix du Peuple, diventa l’organo ufficiale della Confederazione.
Nel primo novecento gli anarchici esercitano una notevole influenza nel movimento operaio internazionale, sia nella costituzione che nello sviluppo di molti sindacati, in diversi paesi su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Tra le figure più importanti della CGT troviamo: Fernand Pelloutier, segretario della federazione delle Borse del Lavoro (Bourses du Travail) organismi pubblici nati per mediare domande e offerte di lavoro, divenuti grazie all’iniziativa di Pelloutier, veri e propri centri per l’organizzazione e la lotta per il miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia; Emile Pouget, dirigente sindacale, teorico del sabotaggio e tra gli estensori della Carta; Pierre Monatte, dal 1904 nel comitato confederale del sindacato fino allo scoppio della prima guerra mondiale, protagonista, al congresso anarchico internazionale di Amsterdam nel 1907, di una disputa molto significativa con Errico Malatesta. Monatte, in breve, vi sostiene che il sindacato bastasse per arrivare a una rivoluzione sociale, è fiducioso nella spontaneità e nelle capacità del proletariato, mentre per Malatesta il sindacato è un movimento di lotta contro il capitalismo entro i limiti che lo stato e il capitalismo gli impongono, destinato a cadere nel riformismo senza una specifica organizzazione politica. Dall’ottobre 1909 Monatte assume la carica di redattore principale del giornale La Vie Ouvrière.
Il 1906 è anche l’anno in cui, in Italia, si costituisce la CGdL, che nonostante si ispiri proprio al modello organizzativo confederale della CGT, prende altresì, un orientamento riformista del tutto opposto all’omologo francese, ispirandosi sul piano rivendicativo, invece, alle Trade Unions inglesi.
E’ tra l’8 e il 16 ottobre del 1906, che ad Amiens, si svolge il XV Congresso Nazionale del Lavoro. Il sindacato arriva all’appuntamento diviso in tre correnti: I riformisti che condividevano l’idea dell’autonomia dai partiti, ma erano favorevoli all’intervento dello Stato e contrari all’azione diretta, i socialisti favorevoli alla collaborazione dei sindacati con il partito socialista, i sindacalisti rivoluzionari sostenitori dell’indipendenza dai partiti, fautori dello sciopero generale e dell’azione diretta. I risultati della votazione al termine del Congresso vedono l’approvazione della Carta con 830 favorevoli, 8 contrari e un astenuto. Il testo è scritto collettivamente da Victor Griffuelhes, Emile Pouget, Maxime Leroy e altri.
La dichiarazione contenuta nella Carta afferma la centralità della lotta di classe e dichiara l’autonomia del sindacalismo e delle sue organizzazioni nei confronti dei partiti politici, dello Stato e dei datori di lavoro. Separa l’economia dalla politica (apoliticismo sindacale), dichiarando la prima, sfera d’interesse e quindi di azione, per la liberazione dei lavoratori, mentre la seconda, contraria ai loro interessi. I sindacalisti rivoluzionari legano insieme, sia la lotta per miglioramenti immediati per i lavoratori, sia la loro completa emancipazione attraverso l’espropriazione dei capitalisti tramite l’azione diretta e lo sciopero generale.
La Carta diventerà uno dei riferimenti più importanti del sindacalismo rivoluzionario. Va evidenziato che la CGT francese dei primi del Novecento, grazie alla sua indipendenza politica e alla sua intransigenza, rappresenta ciò che un’unione rivoluzionaria avrebbe dovuto essere.
Nel primo decennio del XX° secolo, in alternativa alle centrali sindacali riformiste e ai sindacati di mestiere, nascono nuove organizzazioni dei lavoratori tra cui l’IWW, la CNT, l’USI e altre, che assumono forme organizzative e caratteristiche diverse nei vari paesi e contesti. Nel dicembre del 1922, molte di queste organizzazioni sindacaliste rivoluzionarie e anarcosindacaliste, sia europee che americane, fondarono a Berlino una nuova internazionale sindacale, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, AIT, riprendendo il nome della Prima Internazionale. La nuova AIT si pone in alternativa tanto all’Internazionale dei sindacati rossi, emanazione della Terza Internazionale, quanto alla Federazione Sindacale Internazionale (Internazionale di Amsterdam) di orientamento social democratico.
Il testo della Carta di Amiens (estratto)
Il congresso confederale di Amiens conferma l’articolo 2, costitutivo della CGT:
La CGT, indipendentemente da qualsiasi scuola politica, unisce tutti i lavoratori consapevoli della lotta che deve essere condotta per la scomparsa del lavoro salariato e del padronato.
Il Congresso ritiene che questa dichiarazione sia un riconoscimento della lotta di classe, che si oppone, in campo economico, alla rivolta dei lavoratori contro ogni forma di sfruttamento e oppressione, sia materiale che morale, perpetrata dalla classe capitalista nei confronti della classe lavoratrice.
Il Congresso precisa nei punti seguenti, la seguente affermazione teorica:
Nel suo compito quotidiano di rivendicazione, il sindacalismo persegue il coordinamento degli sforzi dei lavoratori, l’aumento del loro benessere attraverso la realizzazione di miglioramenti immediati, come la riduzione dell’orario di lavoro, l’aumento dei salari, ecc.
Ma questo compito non è solo un’attività sindacale operaia, bensì la preparazione dell’emancipazione integrale, che può essere raggiunta solo attraverso l’espropriazione capitalistica, promuovendo lo sciopero generale come mezzo d’azione e considerando che il sindacato, oggi gruppo di resistenza, diventerà in futuro il raggruppamento della produzione e della distribuzione, quale base della riorganizzazione sociale.
Il Congresso dichiara che questo duplice compito, quotidiano e futuro, deriva dalla situazione salariale, che grava pesantemente sulla classe operaia e impone a tutti i lavoratori, a prescindere dalle loro tendenze politiche o filosofiche, il dovere di appartenere al raggruppamento essenziale che è il sindacato.
Di conseguenza, per quanto riguarda i singoli individui, il Congresso afferma la piena libertà del sindacalismo di partecipare, anche al di fuori dell’organizzazione aziendale, a quelle forme di lotta che corrispondono alle concezioni filosofiche e politiche di ciascuno, e in cambio chiede che le opinioni professate al di fuori del sindacato non vengano introdotte al suo interno.
Per quanto riguarda le organizzazioni, il Congresso decide che, affinché il sindacalismo raggiunga la sua massima efficacia, l’azione economica debba essere esercitata direttamente contro il clientelismo, e che le organizzazioni confederali non debbano preoccuparsi, inquanto raggruppamenti sindacali, dei partiti e delle sette che, al di fuori e parallelamente, possano perseguire, in totale libertà, la trasformazione sociale.

