In un testo bellissimo di De Andrè c’è una frase che dice:
“Ora sappiamo che non è un delitto il rubare quando si ha fame”
De Andrè non avrebbe mai immaginato (o forse sì?) che dopo cinquant’anni a Torino un dipendente della PAM PANORAMA, per avere rubato sei uova e una scamorza per sfamare la famiglia, sarebbe stato licenziato. Il valore del furto è stato di sette euro e cinque centesimi. Il lavoratore, con il suo stipendio, non riusciva a pagare il mutuo, le cure sanitarie e la prima esigenza che abbiamo tutti e tutte: mettere in tavola, pranzo e cena.
Ma la presa in giro colossale è stata quella della Cisl che ha impugnato il provvedimento dimenticandosi che chi ha firmato il contratto per lo stipendio insufficiente di questo lavoratore è stata proprio la Cisl insieme a Cgil e Uil. Coloro che hanno ridotto milioni di lavoratori ad essere poveri lavorando. Ma questo non è né un caso unico, né un caso isolato. Nel 2022 In Sicilia, a Catania, quattro lavoratori dipendenti di un supermercato, sorpresi a rubare roba da mangiare, sono stati licenziati.In questo caso, sempre la CISL aveva messo alla porta questi lavoratori sentenziando: “Anche se hai fame non si ruba sul posto di lavoro”. Peccato che questi fulgidi esempi morali tralasciassero la circostanza per la quale quei lavoratori non ricevevano lo stipendio da tre mesi. A Catania però è scattata la solidarietà e la mobilitazione degli altri lavoratori chiamati allo sciopero da USI Sicilia che alla fine ha costretto l’azienda a revocare i licenziamenti.
Giampiero Icardo

