‘L insieme dei rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale su cui si
eleva una sovrastruttura giuridica e politica, e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il
modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita.’
(K.Marx, Critica dell’economia politica, 1859)
Si tratta di due categorie fondamentali nella terminologia politica e filosofica novecentesca,
anche in virtù della filiazione diretta dal marxismo, e dalla successiva assunzione da parte del
materialismo storico nelle sue diverse evoluzioni. Con questi termini Marx ed Engels designano
il rapporto esistente tra la costituzione economica della società, basata sui rapporti lavorativi
che intercorrono tra gli individui, e la coscienza sociale, espressa mediante le istituzioni
politiche, giuridiche, religiose, culturali, in breve, scrive Marx, mediante “le forme
ideologiche”(Per la critica dell’economia politica, 1859).
La sovrastruttura rappresenta il momento in cui una prassi economico-produttiva consolidata si
svilppa in una molteplicità di settori e/o articolazioni ideologiche. Se le posizioni più dogmatiche
e metafisiche del materialismo tenderanno a leggere la sovrastruttura come mero riflesso e
semplice emanazione di un complesso di rapporti di produzione (di proprietà, di scambio, di
consumo, ecc.), Marx evidenzia invece un grado di azione della sovrastruttura sulla struttura
economica (Il Capitale, III), riconoscendo come sovrastruttura la presenza della finalità e
dell’dea direttiva all’interno della prassi dell’uomo (Il Capitale, I).
Secondo Marx la coscienza è il risultato dei rapporti di produzione materiali attraverso cui gli
uomini rispondono ai propri bisogni, rapporti materiali che devono quindi considerarsi
preesistenti alla coscienza stessa, la quale ne è allora il prodotto e non la premessa.
Analogamente, le dinamiche economiche e materiali prevalenti determinano tanto la coscienza
collettiva quanto le determinazioni storiche assunte da una determinata società. Marx sostiene
dunque il carattere sovrastrutturale della personalità e della coscienza umana.
Tuttavia queste premesse non hanno come esito una sorta di fatalismo deterministico per cui
l’uomo sarebbe costretto dalle strutture economiche vigenti e dalle conseguenti condizioni
materiali a determinate forme di vita sociale, in quanto l’uomo è da considerarsi elemento attivo,
e quindi a sua volta condizionante, rispetto agli stessi rapporti economici e materiali, in
considerazione per es. delle differenti tecniche e modalità di scambio o produzione che può
attuare (nota: pertanto il condizionamento esercitato dalle strutture economiche sulle
sovrastrutture socio-culturali è da intendersi, almeno parzialmente, come
‘autocondizionamento’ esercitato dall’uomo su sé stesso.
In un secondo momento Engels definisce la reazione che la coscienza dell’uomo esercita nei
confronti dell’oppressione materiale come vero e proprio ‘rovesciamento della prassi storica’,
cioè come rovesciamento della pressione esercitata dalla cristallizzazione dei rapporti materiali
sulla coscienza umana, dottrina che verrà poi ripresa e sviluppata nella dottrina leninista della rivoluzione.
Marx, invece, non avverte in questi termini la necessità di un rovesciamento, poiché non è la
sovrastruttura a dover agire sulla struttura, ma è l’uomo stesso che, con le sue tecniche, può
trasformare le strutture economiche attraverso un autocondizionamento ‘virtuoso’.
Sarà soprattutto Engels ad opporsi alle successive interpretazioni riduzionistiche – spesso in
senso economicistico – di questa coppia categoriale, precisando attraverso il binomio causale
azione/reazione il rapporto che intercorre tra struttura e sovrastruttura; proprio su queste basi,
alcune elaborazioni del materialismo come metodo di interpretazione storica introdurranno
nozioni quali temporalità autonoma della sovrastruttura e della struttura, sfasamento temporale,
ecc.
A differenza delle interpretazioni di matrice engelsiana, che vedono la sovrastruttura come
separata da ciò che ne costituisce il fondamento – dunque come articolazione in grado di
esercitare una reazione nei confronti della struttura – l’analisi dell’economia sviluppata da Marx
non è limitata al momento della produzione dei beni, ma si estende ai rapporti sociali, alle
tecniche e alle modalità di scambio: la prassi economica è – contemporaneamente – sia pure in
modi e momenti da precisare – sia soggetto che oggetto delle dinamiche sociali.
Se nel corso del secolo scorso l’ortodossia marxista procederà con semplificazioni spesso
didascaliche, non poche saranno le interpretazioni che riconsidereranno queste categorie
attraverso rimodulazioni anche radicali: in Antonio Gramsci, per esempio, a differenza che nella
matrice marxista originaria, la struttura diviene un momento della sovrastruttura. Se l’analisi
della struttura è stato uno dei capisaldi del Capitale, Lo strutturalismo marxista degli anni ’60
tenderà a far cadere il rapporto dicotomico tra struttura e sovrastruttura, ripensandolo mediante
una prospettiva interpretativa caratterizzata da diversi livelli strutturali, in cui le diverse strutture
(politiche, economiche, familiari, tribali) si alternano al dominio, come entità esistenti in forma
autonoma e reciprocamente condizionabili.
di Sebastiano Palamara
Bibliografia di base
Enciclopedia filosofica, EDIPEM, vol. VII, voce Soprastruttura.
Garzantina di filosofia, Garzanti, voce Struttura/sovrastruttura.
Dizionario di filosofia, N. Abbagnano, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1971.

