Chi è il caporale?
Il caporale è chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.
Ma anche chi utilizza, assume o impiega manodopera, anche da fornire a terzi, sottoponendola a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
Se questi comportamenti sono commessi mediante violenza o minaccia questo costituisce un’aggravante dal punto di vista penale, ma la cosa non è indispensabile per definire il comportamento messo in atto.
Cosa si intende per sfruttamento?
- Se le retribuzioni sono sistematicamente inferiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali o territoriali. E comunque se risultano comunque sproporzionate rispetto a quantità e qualità del lavoro prestato.
- Se vi sono ripetute violazioni della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie.
- Se vi sono violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro.
- Se il lavoratore è sottoposto a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.
Cosa si intende per condizioni di bisogno?
Secondo la giurisprudenza della Cassazione può parlarsi di stato di bisogno quando un soggetto, pur non versando in assoluta indigenza, si trovi in condizioni anche temporanee di estrema criticità tali da rendergli impossibile il provvedere alle proprie esigenze elementari. Questo stato è assimilabile alla “situazione di necessità”, intesa come qualsiasi situazione di debolezza o mancanza materiale o morale del soggetto che possa essere usata per condizionarne la volontà.
Un esempio estremo è quello di un migrante di cui il caporale approfitti perché si trova in pericolo di vita perché privo di cibo per sé o suoi familiari.
Cosa è cambiato nelle norme penali dal 2016?
- non è più necessario che la manodopera sia anche organizzata, è sufficiente che sia reclutata dal caporale;
- per configurare il reato di caporalato non è più necessario che ci sia la alla presenza di violenza, minaccia e intimidazione. Se questi elementi sono presenti costituiscono un’aggravante.
- È stata introdotta la possibilità di sanzionare il datore di lavoro che approfitta dello “stato di bisogno” dei braccianti, cioè uno “stato di necessità tendenzialmente irreversibile” che può compromettere la libertà delle persone, punendo così uno di quegli anelli della catena che trae un guadagno dallo sfruttamento.
- Diventa obbligatorio l’arresto in flagranza, prima soltanto facoltativo.
- È stato rafforzato l’utilizzo della confisca, sia per gli strumenti e i mezzi utilizzati per l’attività di caporalato, sia dei prodotti e dei profitti.
- Si possono adottare misure cautelari contro l’azienda che si avvale del caporalato. Può essere sequestrata. Oppure finire sotto controllo giudiziario, nel caso in cui lo stop alle attività provocasse ripercussioni negative sull’occupazione o un calo del valore dell’impresa.
- I proventi delle confische, dopo sentenza di condanna o di patteggiamento per il reato di caporalato, sono assegnati al Fondo anti-tratta. In questo modo le vittime dei caporali possono ottenere degli indennizzi.
Un esempio “storico” quello dei rider di Uber Italy forniti da Flash Road City
Per i magistrati di Milano le società hanno approfittato dello “stato di bisogno” dei lavoratori. Infatti nell’arco temporale giugno 2018 – febbraio 2020 hanno reclutato manodopera costituita da migranti richiedenti asilo, per lo più dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria, che si trovavano in condizioni di vulnerabilità sociale tale da poter richiedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Erano in possesso di permessi di soggiorno a tempo in attesa di conoscere l’esito delle loro richieste finalizzate ad ottenere lo status di rifugiato politico. Peraltro molti dei rider reclutati arrivavano da zone in conflitto. Le società hanno avuto così l’opportunità di reperire lavoro a bassissimo costo poiché si trattava di persone disposte a tutto per avere i soldi per sopravvivere. Lavoratori sfruttati e discriminati senza scrupoli, costretti a lavorare per non vedere fallito il loro sogno migratorio. Lavoratori quindi disposti a fare non solo i lavori meno qualificati e più pesanti ma anche ad essere pagati poco e male.

