Si avvicina settembre, il mese dei tagli. Il Modello Milano, un bluff creato da abili comunicatori, grafici, giornalisti del copia e incolla che hanno dalla loro il 99% di giornali, siti e tv, nasconde una realtà inquietante che riguarda i servizi pubblici garantiti alla maggioranza della sua popolazione. Negli ultimi 3 mesi dell’anno, complice il piano occupazionale incredibilmente firmato dai sindacati maggioritari, il numero totale dei dipendenti comunali scenderà per la prima volta da sempre, viste le migliaia di pensionati non sostituiti dal 2015 ad oggi, sotto i 13.000. Un taglio di oltre 3000 dipendenti in 9 anni che grava sino a 1/3 dell’organico in alcuni settori cruciali come i servizi civici, il verde, l’edilizia, i servizi sociali, lo Sport visto che le uniche direzione a non conoscere tagli sono la polizia locale (+15% da 2500 a 3200) e l’educazione che resiste intorno ai 4000 dipendenti. Un taglio netto di cui nessuno parla ma che si traduce nella perdita di servizi, nella chiusura di decine di sedi comunali, dai servizi sociali territoriali alle piscine, dagli impianti sportivi agli asili (sono ben 6 quelli chiusi nel 2023). L’effetto forse peggiore però è la completa perdita della funzione di controllo pubblica, tagliati sopralluoghi e verifiche, sulle enormi fette di servizi pubblici privatizzati dai primi anni Novanta ad oggi con appalti che, come mostra la recente strage dell’ospizio del Corvetto (6 morti), e l’80% dei servizi museali privatizzati, oltre ai contratti capestro per i lavoratori, provocano enormi falle sulla qualità dei servizi. C’è molto da fare, sindacalmente parlando. Anche solo condividere questa notizia, questi numeri, taciuti dal 99% dei media può aiutare. Prima che sia troppo tardi.
Stefano Mansi
U.S.I. Milano

