160 anni fa nasceva la prima organizzazione operaia internazionale, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori (in sigla AIT), più conosciuta come la Prima Internazionale.
In un periodo, come oggi, di profonda crisi del movimento dei lavoratori e della sinistra che fu espressione di quel movimento, ripartire da dove tutto ebbe origine, può, in parte, aiutarci a comprendere meglio anche la fase attuale che attraversiamo.
Oggi con il riemergere dei nazionalismi più retrivi, dove l’unico “internazionalismo” sembra essere quello del grande capitale e della finanza, solo la solidarietà internazionale tra lavoratori, l’internazionalismo proletario, rimane come antidoto contro nazionalismo e militarismo.
E’ in occasione dell’Esposizione Universale del 1862, a Londra, che s’incontrano alcune delegazioni di operai, principalmente inglesi e francesi. Da qui prende forma l’idea di costituire un’organizzazione internazionale dei lavoratori.
Il 28 settembre 1864 si apre a Saint Martin’s Hall (Londra) il Congresso della cosiddetta Prima Internazionale. All’Internazionale aderiscono inizialmente sindacalisti inglesi e operai francesi, seguaci di Lassalle, Proudhon, Mazzini, Blanqui, oltre a Marx, Engels e successivamente Bakunin.

Nell’Internazionale sono presenti quindi, sin dall’inizio, diverse tendenze. La stessa dichiarazione di principi, infatti, differisce nella versione francese dalla versione inglese. L’influenza proudhoniana domina nel congresso che si svolge a Ginevra nel 1866 e vede lo scontro tra mutualisti e collettivisti.
Durante il terzo congresso, che si svolge a settembre del 1868 a Bruxelles, trionfa la tendenza collettivista di Marx rafforzata dall’adesione di Bakunin.
Nel quarto Congresso, a Basilea nel settembre del 1869, s’impone una maggioranza bakunista che vince largamente sui “marxisti”. La proposta di risoluzione di Marx viene respinta con 37 voti contro 19, e quella di Bakunin ottiene una maggioranza di 32 voti.
I contrasti principali si avranno tra la tendenza centralista dei sostenitori di Marx, forti nel Consiglio Generale e la tendenza federalista principalmente francesi e svizzeri legati a Bakunin e Guillaume.
L’Associazione è dichiarata fuorilegge dal 1871, in Francia, Spagna, Germania, Austria-Ungheria e Danimarca, ma continua a svilupparsi, nonostante la repressione, in Spagna, Italia e Belgio.
Il 18 marzo 1871 scoppia la rivolta che dà avvio alla Comune di Parigi, dove parteciparono le diverse correnti socialiste: i seguaci di Proudhon, di Saint-Simon, di Bakunin, di Marx ecc.
La scissione tra centralisti e federalisti, diventa ufficiale al decisivo Congresso dell’Aia, il quinto, che avviene nel settembre del 1872, dove peserà moltissimo proprio la sconfitta della Comune di Parigi. La maggior parte dei delegati è ‘marxista’, e provengono da Belgio, Svizzera, Italia, Germania, mentre sono quasi assenti i francesi e gli spagnoli. Proprio la mancanza dei delegati franco-spagnoli fa pesare la bilancia dalla parte dei marxisti. La maggioranza marxista ratifica l’espulsione di Bakunin e James Guillaume dall’Internazionale (dove gli anarchici erano addirittura la maggioranza tra i militanti europei), poi il Congresso, formato adesso solo da marxisti, decide il trasferimento del Consiglio Generale e quindi dell’Internazionale stessa a New York, nonostante l’Associazione fosse presente essenzialmente in Europa. E’ la fine, de facto, dell’Internazionale.
Un sesto Congresso convocato a Ginevra nel settembre 1873 fallisce per l’assenza della maggioranza delle delegazioni straniere. Infine con la Conferenza di Filadelfia nel 1876 avviene lo scioglimento ufficiale dell’Associazione.

